Piero Ignazi, professore dell'Universita di Bologna, in un intervista oggi sul Riformista disegna i contorni di una Destra "liberale, laica e moderna" che faccia incontrare in un unico partito Gianfranco Fini, Pierferdinando Casini e Luca di Montezemolo e che cancelli definitivamente gli yes man di Silvio Berlusconi. Un partito che si riconosca nel PPE, che prenda a modello formazioni come il Partido Popoluare spagnolo e l'UMP francesce e che possa rappresentare una sintesi tra il pensiero cattolico, liberale, conservatore e teocon. Nella storia politica del nostro Paese non è mai esistito, finora, un partito conservatore di massa. Un partito, cioè, schierato in modo conseguente sia a destra, sia sul terreno della democrazia. La Dc era un’altra cosa, anche se nel suo amalgama la destra rappresentava una componente essenziale. E un’altra cosa, naturalmente, era l’Msi, intrinsecamente minoritario, e saldamente radicato nel neofascismo fino agli inizi degli anni novanta. Altra cosa è evidentemente il Pdl, una semplice accozzaglia di numeri e percentuali, che forse, secondo Gianni Malgieri in realtà, non è mai nato. In fondo, la moderazione e la cautela del Presidente della Camera sembra riscuotere molti successi anche tra diversi cattolici, come testimoniano l'intervista di Antonio Mazzocchi e le parole di Rocco Buttiglione. La prospettiva è estremamente suggestiva e interessante. Potrebbe essere la realizzazione del disegno immaginato da Pinuccio Tatarella al Congresso di Fiuggi del 1995. Sul Liberale Fazioso è uscito anche un interessante sondaggio che immagina una scontro tra 3 coalizioni (Centro Destra, Centro Nazionale e Centro Sinistra) e che vedrebbe il Centro Nazionale di Fini, Casini, Rutelli, Letta e Lombardo al 20,1. Mica male, vero? Ho sempre dichiarato di essere un moderato di centrodestra, allontanatomi a causa dell'arroganza di Bossi e Berlusconi e rifugiatomi nell'Udc, che considero una casa molto più che accogliente. Ma ora questo disegno, lo confesso, mi stuzzica. Molto.
giovedì 10 settembre 2009
martedì 8 settembre 2009
Ma volete scommettere che a esplodere sarà per primo il Pdl?
Ne sono (quasi) sicuro. Le incrinature nel "grande partito dei moderati" non sono più cose da poco. Dopo l'attacco di ieri di Vittorio Feltri al compagno Gianfranco Fini e quello di oggi da parte di Libero, è chiaro che il presidente della camera non è più gradito all'interno del Pdl. A tal punto che Francesco Cossiga, in un intervista al Tempo, consiglia a Gianfry di dimettersi e di fondare un nuovo partito "radicale", laico e laicista, rompendo così il partito di plastica. Cosa incredibile e impensabile sino a qualche mese fa: il dopo-berlusconi è già iniziato, come ci spiega Alessandro Campi sul Riformista. A questo punto il Governo Berlusconi non sarebbe più così solido. Inoltre un progetto di un partito centrista, sponzorizzato anche dalla Chiesa, fa paura a Silvio, che oltre al voto di Destra perderebbe anche quello moderato, come ci racconta il Times. Ed ecco che nella mischia si torna a fare il nome di Casini, come "interlocutore affidabile per il Governo". Una sua (ri)entrata porterebbe a un rimescolio delle carte e delle cariche. Il pezzo grosso sarebbe un avvicendamento Fini-Buttiglione alla presidenza della Camera. Tra i quotidiani vicini al Pdl è intanto guerra assoluta: berlusconiani (Libero e Giornale) contro Finiani (Il Secolo d'Italia). Accuse a ripetizione, insulti continui e difese a oltranza dei rispettivi leader. Era impossibile far convivere due differenti visioni della politica in un unico amalgama, peggio del Pd. Allora perchè Berlusconi non si sceglie come co-leader del partito Bossi? Lega e Forza Italia erano simili già nel 2006, Bossi e Berlusconi lo sono ancora. Insieme potrebbero fondare (veramente) un partito ultraconservatore e tradizionalista, con qualche venatura xenofoba che va tanto di moda in questo periodo, sul modello, ad esempio, dell'ultra destra europea. Il partito delle due B.
lunedì 7 settembre 2009
Ma la Chiesa aspetta veramente un Nuovo Centro?
Me lo sono chiesto stamattina leggendo l'apertura del Foglio del lunedì, che riporta un'analisi sintetica e comparata della settimana scorsa, nota per la freddezza (quasi scontro) tra Chiesa e Berlusconi. Certo il Cav un po' di paura ce l'ha, come ci racconta il Messagero di oggi: un progetto neocentrista, casa comune di tutti i moderati, sarebbe più di una spina nel fianco per il centrodestra. Berlusca, come al solito, ha assicurato che i rapporti tra Chiesa e Governo sono eccellenti e che "la libertà di stampa in pericolo è solo un'invenzione dei cattocomunisti". Insomma... L'incontro di ieri tra Letta e il Pontefice non è stato eccellente come l'anno scorso, a Cagliari. Benedetto XVI ha auspicato che i "cristiani si impegnino in politica seguendo il Vangelo". Quasi un'investitura del progetto di un nuovo partito di Centro. Il Pd rilancia l'alleanza con l'Udc, come testimoniato da quest'articolo su l'Occidentale. Anche Eugenio Scalfari ne ha parlato, sempre ieri, in un editoriale su Repubblica:
Il progetto ha un nome. Si chiama Grande Centro. Il partito di Casini e Buttiglione più Montezemolo. Oppure di Montezemolo più Casini e Buttiglione. E il Forum delle famiglie, e l'associazione per la vita, e Formigoni sullo sfondo e Vittadini e le Coop bianche, eccetera eccetera. Questo Grande Centro non sarà mai grandissimo e non potrà mai governare da solo, ma può diventare il pesce pilota e l'esecutore testamentario quando Berlusconi deciderà di farsi da parte (con tutti gli onori e senza alcun onere, beninteso). L'assetto finale è il grande partito dei moderati con forti venature cattoliche. A Ruini piace. A Bertone piace. Bagnasco? Piacerà anche a lui e poi Bagnasco semmai è un incidente di percorso. Però la ferita Boffo brucia ancora. Perciò Berlusconi dovrà pagare un prezzo (che a lui non costa nulla): testamento biologico, soldi alle scuole cattoliche, limiti alla pillola-aborto, revisione delle leggi sulla fecondazione assistita, eccetera. Grandi piccoli e piccolissimi giornali sono d'accordo. Finalmente si tornerà a parlare di problemi seri, alla moda di Tremonti. La libertà di stampa e il controllo dei poteri di garanzia sull'operato del governo non sono un problema serio, non sono una questione preliminare, sono bazzecole. Casini è cauto. Su Boffo non ha sparso molte lacrime, però non si fida. Alle regionali marcerà in ordine sparso secondo le convenienze ma alcune scelte saranno comunque decisive, per esempio nel Lazio, in Puglia, in Piemonte. Poi si vedrà.
Interessante, senza dubbio... Ma la domanda torna spontanea: sarà tutto vero?
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giovedì 3 settembre 2009
Dino Boffo, colpevole di aver detto solo la verità
Alla fine il tribunale Feltrusconiano ha vinto. Dino Boffo, direttore dell'Avvenire si è dimesso stamattina da proprio incarico per evitare possibili speculazioni ai danni della Chiesa. Terribile, non è vero? Boffo si è dimesso per delle falsità e delle calunnie, mentre il presidente del consiglio On. Silvio Berlusconi, detto altresì Principe dei Libertini, rimane al proprio posto dopo aver ricompensato generose escort con candidature e consigliato alla signora D'Addario di "toccarsi di più, fare sesso da sola più spesso". E a testimoniarlo non sono solo carte sgrammaticate spacciate per vere, ma registrazioni vocali riprodotte dall'Espresso. Perchè Boffo sì, e il Cav no? E cosa diranno ora i cattolici del Pdl, continueranno con il solito "con Boffo ma non contro Feltri"? Cari cattoberluscones, non si può essere con il direttore (ex...) di Avvenire e con Feltrusconi. Sono incompatibili. Il contrattacco d'autunno di Berlusca ha preso l'avvio: via Boffo, querela per 1 (uno) milione di euro a "Repubblica" e all'"Unità"; via tutti gli oppositori e coloro che osano contraddirlo e dire no a questo sistema perverso di menzogna e libertinaggine. Da brivido. Mi dispiace che l'Udc non scenda nell'arena di battaglia a difendere la libertà di stampa. La libertà di tutti noi. Libertà calpestata e stracciata da un nano manipolatore. Un Clown. Che al posto di far ridere, a me fa solo piangere.
martedì 1 settembre 2009
Il (disgustoso) contrattacco di Feltrusconi
Lo sapevamo tutti. Inutile negarlo. Era scontato che il ritorno di Vittorio Feltri alla guida del Giornale nasceva da ragioni meramente politiche e non giornalistiche: via il debole peso leggero Mario Giordano e dentro il corazzato Feltri, uno che, francamente, il prodotto sa come venderlo. Il suo successo era cominciato con Tangentopoli, quando dirigeva L'Indipendente, che era riuscito a portare a oltre 100 mila copie cavalcando l'onda del malcontento e coniando il celebre soprannome "Cinghialone". Dopo, notato dalla grande stampa nazionale, fu chiamato a prendere il posto del grande maestro Indro Montanelli al Giornale e da lì, dopo la parentesi di Libero, è ritornato al giornale della famiglia Berlusconi. E perchè? Ovvio, per poter difendere meglio il Grande Capo Berlusconi. E tutti eravamo convinti della politica aggressiva che avrebbe messo in atto contro i censori moralisti del Principe delle Libertà. Ma mai (almeno io) ci saremmo potuti immaginare che il bersaglio più colpito e in modo più infamante potesse essere Dino Boffo, direttore dell'Avvenire. Certo, era scontato che a Berlusconi non fosse andato giù il malcontento del mondo cattolico espresso sulle pagine del quotidiano Cei, ma arrivare a infangare il nome di un uomo solo basandosi su informative spacciate per vero e che invece solo solo emerite patacche, questo non è accettabile. Ed è inutile che il Cavaliere si dissoci dall'attacco, perchè lo sappiamo tutti che dietro il direttore del Giornale c'è lui. I due insieme sono una macchiana da guerra distruttiva: Feltrusconi pur di salvare se stesso, sarebbe pronto a uccidere gli altri. Tutti colpevoli, nessun colpevole? Assolutamente no. Quello di Feltri è sciacallaggio giornalistico, contro ogni norma del codice deontologico di un buon giornalista. So che molti di voi si chiederanno perchè con Berlusconi sì e con Boffo no. E' ovvio, fin troppo chiaro. Il privato è pubblico, ma il pubblico non può essere privato.
domenica 23 agosto 2009
Puntare al Centro per centrare il punto
Sarebbe bello mettere intorno a un tavolo, magari davanti a una bella cotoletta bolognese, Casini, Buttiglione, Pezzotta, Montezemolo, De Bortoli, Galli della Loggia, Dellai, Mastella, Tabacci, Rotondi, Giovanardi, Monticone, Follini, Fioroni, Castagnetti, Fisichella, Poli Bortone, Monti, Bianco, Adornato, Pisanu, Formigoni, Cisnetto, Letta, Rutelli e perchè no, anche Galan. E farsi, tutti insieme, una bella chiacchierata sulla politica di oggi e sull'ininfluente posizione che i cattolici e i moderati rivestono nello scacchiere politico. Schiacciati a Destra come a Sinistra sul populismo targato Bossi-Di Pietro. Sarebbe bello chiedergli se hanno ancora il coraggio di rimettersi in gioco, di superare la Prima e la Seconda Repubblica e di guardare alla Terza, dove finalmente gli equilibri politici si assestino su un tripartismo: Conservatori, Moderati, Democratici, capace di rappresentare tutti gli Italiani e le Italiane. E soprattutto domandare loro se credono veramente nella nascita di un nuovo Partito, erede della migliore tradizione politica nostrana, che rompi il binomio bipartitico Destra-Sinistra e riscopra il valore fondante del Centro; che faccia una decisa scelta di campo e che, soprattutto, per la prima volta pensi in grande. Non più una nicchia del 6-7 per cento e nemmeno del 10 per cento. Dobbiamo ambire a molto di più: al 20, anche al 25. E che diventi indispensabile per governare, pescando in un'area sempre più presidiata ma troppo spesso dimenticata. Basta guardare i risultati delle elezioni europee: il Pdl doveva arrivare al 45, ma si è fermato al 35, perdendo il 10 per cento di (probabili) voti di cattolici. Un 10 per cento che l'Udc avrebbe potuto tranquillamente conquistare, e che invece ha preferito astenersi. Perchè? La nostra offerta non è abbastanza convincente, forse? Non lo so. E' da più di un anno che la Costituente di Centro è in incubazione, e stenta a decollare. Rischia di naufragare in logiche di convenienza e di temporeggiamento. Qualche giorno fa ho lanciato una mia idea per il futuro e sono ancora convinto che quella sia la strada da proseguire. Fossi Casini mi lancerei una campagna di acquisti (nel senso positivo...): esistono diversi movimenti popolari decisi a mantenere la propria autonomia da Pdl e Pd, perchè non ci uniamo a loro? Al Sud, ad esempio, i Popolari locali valgono il 7 per cento, al Nord INCIPIT vale almeno il 3. Sono piccole cifre, lo so. Ma da sole. Insieme al nostro 6,5, infatti, potremmo arrivare al 16 o al 17. E a quel punto dai grandi partiti monoliti arriverebbero non "piccoli granelli di sabbia" ma intere montagne. Ogni giorno aspetto che il Partito sia dia una mossa e invece leggo sempre e solo di interminabili corteggiamenti. Pierferdinando, perchè non ci diamo una bella mossa? Comincia dal basso. Agli Stati Generali del Centro invita tutti gli uomini di buona volontà, sistemali su un palco e falli discutere con te e fra di loro, da vecchi amici. Vedrai che le idee spunteranno fuori da sole e così il nostro progetto assumerà consistenza e forza. E' necessario "puntare al Centro, per centrare il punto": facciamo passare questo messaggio. Per farlo serve molto coraggio e molta determinazione. Saremo capaci di dimostrarli?
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martedì 18 agosto 2009
Il Partito Fluido: il nostro futuro
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